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OTT
04
2017

La prostituzione come fenomeno di sostituzione simbolica – di Bruno Milone

 

In Italia, la prostituzione come prestazione sessuale a pagamento non è vietata. La prostituta è considerata una vittima, quindi vengono puniti i comportamenti che favoriscono, sfruttano o inducono alla mercificazione del sesso, non le donne che ne sono coinvolte. Le stime condotte dalle associazioni che si interessano del fenomeno calcolano un numero che oscilla tra le 75mila e le 120mila prostitute nel nostro paese, di cui il 37% è minorenne e il 65% esercita la cosiddetta professione in strada. All’opposto, i clienti sono calcolati in 9 milioni. Il giro d’affari è di circa 3,6 miliardi di euro l’anno.

Più dei due terzi delle prostitute che operano in Italia sono straniere, in strada le immigrate sono più dell’80%, e provengono principalmente dai paesi dell’Europa dell’Est (Romania, Albania, Bulgaria, Ucraina), e dall’Africa, soprattutto Nigeria. Non trascurabile negli ultimi tempi è l’arrivo di prostitute cinesi che lavorano però dietro la copertura di case e centri massaggi. Quindi il fenomeno della prostituzione nel nostro paese è connesso a quello dell’immigrazione e a quello della tratta di esseri umani. Da un lato, le sex workers sono sostanzialmente migranti che cercano nel nuovo paese migliori condizioni di vita; dall’altro, sono schiave, introdotte nel mercato del sesso con l’inganno, attraverso la promessa di un lavoro o di una relazione sentimentale. Si tratta a tutti gli effetti di un fenomeno di sostituzione simbolica: le donne straniere si trovano investite dei ruoli messi in discussione dalle donne occidentali, in quanto legati alle dimensioni più tradizionali della femminilità. Le immigrate diventano prevalentemente colf e badanti, mogli docili e prostitute. In questi ruoli l’Occidente le accetta, in coerenza con un modello di integrazione subalterna, in cui le distanze sono mantenute pur nella prossimità fisica.

Nella società contemporanea, dopo la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta del secolo scorso, la morale sessuale è cambiata: non sono più un tabù per la donna i rapporti sessuali pre-matrimoniali e l’uomo ha attenuato gli atteggiamenti più predatori alla Don Giovanni. Ma perché i cambiamenti della morale sessuale in direzione di una maggiore libertà pre-matrimoniale non hanno prodotto una diminuzione della domanda di sesso a pagamento?

Nella sostanza i rapporti uomo\donna non sono ancora cambiati rispetto al passato: lei deve essere giovane, bella, sensibile, attraente ma sessualmente moderata; lui, invece, protettivo, predatore, attivo, forte, vincente, sessualmente esuberante. Vale la dicotomia madre e fidanzata, da una parte, e amante, dall’altra. Quindi ancora le prostitute sono utili per soddisfare, anche simbolicamente, l’immagine che l’uomo vuole dare di sé. Inoltre, i rapporti sessuali a pagamento si fondano ma non si esauriscono nel sesso, dato che entrano in gioco dimensioni simboliche di dominio, anche se solo apparente e in un lasso di tempo limitato.

Nel mondo occidentale, un importante archetipo del rapporto madre-moglie e amante-prostituta è Medea. Anche se l’eroina eponima della tragedia di Euripide è considerata il simbolo della follia infanticida, in realtà nella sua vicenda si concentrano tutte le problematiche del rapporto uomo donna in una società maschilista, dalla famiglia alla maternità, dall’alterità all’uguaglianza sociale. Per alcuni interpreti, Euripide documenta le discriminazioni subite dalle donne e dagli stranieri in Atene; per altri, invece, il dramma è legato al passaggio da un’antichità selvaggia e dionisiaca, matriarcale, ad una modernità apollinea, patriarcale ma fondata sulla razionalità e le leggi. Medea è colei che dà buoni consigli e che con le sue arti magiche medica e guarisce. È una donna forte e ribelle che si attribuisce poteri e prerogative che vorrebbero essere esclusivi del mondo maschile, compresa la crudeltà. Per questo attrae, ma fa anche paura, e il suo gesto, l’omicidio dei figli, la rende barbara, una folle isterica e assassina. Invece Medea ama il proprio uomo al quale si è dedicata con totale dedizione, ma Giasone l’ha ripagata trattandola ingiustamente e provocando la sua ira: in ultimo cercando di risolvere il loro rapporto offrendole del denaro, senza comprendere nulla della dimensione etico-morale che è sottesa al comportamento della donna.

 

Bruno Milone,

Docente di Sociologia dell’Immigrazione e della Prostituzione

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